Il treno azzurro
Apr 17th, 2007 by Daniele Colombi
E’ passato circa un anno. La stazione di partenza è cambiata, sulla banchina ci sono volti nuovi. Eppure in casa Oftal riesci a sentirti sempre in famiglia; fin dal primo momento.
I giorni precedenti al pellegrinaggio sono un’attesa, che regala emozioni diverse a seconda della propria persona. Gioia, speranza, desiderio e anche qualche incertezza, qualche preoccupazione. Non si riesce mai a prevedere nel dettaglio come ci si comporterà una volta approdati alla terra di Bernadette, non si vede chiaro, ma dentro di te qualcosa ti spinge ad andare, a partire.
Il treno azzurro accoglie tutti quanti nei suoi scompartimenti: giungono i pellegrini e i malati. Si rivedono molti visi noti e sorridenti; ti senti subito a tuo agio. Quelle preoccupazioni o ansie non ci sono più, perché sai di essere entrato in una famiglia tutta speciale, dove, dal malato al presidente, tutti quanti sono disposti a trascorrere un pellegrinaggio da serbare nel proprio cuore e nei propri ricordi. Inutile dirlo a chi appartiene all’OFTAL da tanti anni.
Il treno parte dopo che l’organizzazione ha portato a compito i lavori necessari. Con il suo passo percorre la Liguria fino alla sosta di Ventimiglia, dove barellieri e dame si prendono qualche momento di pausa. Negli scompartimenti ci si conosce meglio, si mette in gioco la propria esperienza passata e le proprie curiosità.
Cala presto la notte e, dopo il momento di preghiera collettivo per la buona notte si spengono le luci, mentre è il furgone ad accendersi di musica e canti, con una chitarra che suona i pezzi più gettonati, lasciando ampio spazio anche alla fantasia e all’improvvisazione.
Il risveglio del mattino dopo pesa sulle teste insonnolite dei ragazzi, che riescono con grande volontà a scaricare tutti i bagagli e i materiali dal treno. Gli autobus accompagnano i nostri malati e pellegrini alle varie destinazioni.
Lourdes, siamo finalmente arrivati. Ci mancavi da un anno!