Il fatto originario della fraternità è costituito dalla mia responsabilità di fronte a un volto che mi guarda come assolutamente estraneo, e l’epifania del volto coincide con questi due momenti: o l’uguaglianza si produce là dove l’Altro comanda il Medesimo e gli si rivela nella responsabilità; o l’uguaglianza non è che un’idea astratta e una parola.
E. Levinas, Totalità e Infinito
Del denso intervento di padre Saverio Zappa, nella cornice della seconda conferenza sul tema dell’Amico, un concetto mi ha particolarmente incuriosito e non mi è stato immediatamente chiaro: si tratta del concetto di fraternità.
La mia memoria è tornata agli scritti di Emmanuel Levinas, filosofo del Novecento, e ai suoi studi sullo stesso argomento; egli, “decostruendo” gli interrogativi della metafisica a favore di un’etica esistenziale, si propone di rivoluzionare il concetto di filosofo identificando la priorità dello stesso nell’aiuto al singolo individuo, al “volto” della persona, cioè alla sofferenza e alla mancanza che lo caratterizza come essere umano.
La fraternità cristiana non toglie nulla a quella di Levinas, semplicemente le aggiunge la possibilità di Dio; padre Zampa introduce il fenomeno del sentimento fraterno ( che tutti noi oftaliani abbiamo per esempio vissuto a Lourdes con particolare profondità), inteso come il percepire uno sconosciuto come un fratello: questo pensiero deriva innanzitutto, aggiunge padre Zampa quando lo intervisto in privato, dalla semplice constatazione della condizione umana, che in modo evidente ci accomuna. In secondo luogo, però, noi possiamo ammettere attraverso la fede una motivazione causale, che Levinas, nella rigorosità della sua riflessione filosofica, decide di non affrontare: noi siamo fratelli soprattutto perché abbiamo un Padre.
Questo Padre è Dio, e ciò permette al pensiero cristiano di rendersi ancora coerente al trascendentale, all’Assoluto: Cristo ci permette di ammettere un’etica universale dell’esistenza senza dover decostruire la metafisica, senza doverla mettere da parte come un disturbo, un intruso ontologico che impedisce uno sguardo epistemico su una qualsiasi forma di etica sociale.
La nostra metafisica ha un nome: la nostra metafisica è Cristo.
Per questo, la nostra metafisica è a fondamento della nostra stessa etica: i precetti di Cristo e della Chiesa, di origine divina, non solo rendono ragionevole il pensiero della fraternità, ma lo consacrano e lo trasformano in una parte integrante del Disegno Divino, caratterizzato dall’Amore come causa e come scopo.
Il nostro aiuto ai malati, ma anche l’attenzione ai nostri amici e agli sconosciuti che incontriamo nel sacro contesto della carità, sono un’opera di Dio, che ci rende responsabili del prossimo e ci innalza al livello di strumenti di un’etica in se stessa metafisica e universale.